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“In alcuni paesi si pensa che scattare una foto sia come rubare l’anima, per me scattare una foto è l’unione di due anime. Quella del fotografo a quella del soggetto fotografato.”

 

Quella che 1994 era iniziata come una passione col tempo è divenuta fonte di reddito e espressione del mio io. E così dopo tanti anni, e tante macchinette fotografiche, il desiderio di un ventenne si è concretizzato. A dare inizio a questa percorso è stata la “CESV” che ha voluto per il  suo calendario una foto di un reportage fatto in Tanzania nel 2004. Nel 2006 ho tenuto una mostra personale dal titolo “yovò..bonsoir Togo” con le immagini del reportage realizzato in Togo nell’agosto 2005. I riconoscimenti ottenuti mi hanno spinto a crescere e a cimentarmi verso nuovi ambiti fotografici, come quello pubblicitario (per 3 anni ho curato l’immagine dei prodotti delle aziende “Arcoiris” e “Kelokura”) e la fotografia di scena, dapprima come allievo e poi come supporto all’insegnante, presso i laboratori teatrali di “Officina Teatro XI” di Roma. L’esperienza da docente mi ha preso a tal punto da volermi mettere nuovamente in gioco. Partendo dalla convinzione che la fotografia sia un mezzo di comunicazione pari al linguaggio verbale e a quello scritto, ho tenuto per “Gustolab” un workshop  rivolto a degli universitari americani a Roma per studio. Inoltre ho tenuto corsi di fotografia per i ragazzi delle elementari della scuola “Di Donato” di Roma e un corso “parallelo” tra i ragazzi stranieri di un centro polifunzionale di Rosarno e gli studenti del liceo linguistico “Giovanni XXIII” di Gioia Tauro. Queste esperienze da “formatore”, legate al piacere per la condivisione e a quello della conoscenza dell’altro, mi hanno spinto a tenere dei corsi di fotografia leggermente diversi dai classici corsi. Nei laboratori da me tenuti il tentativo è quello di usare le conoscenze tecniche ad esclusivo uso del messaggio che si vuole mandare e non certo come dogmi della fotografia. Nella sostanza, a mio avviso, il primo processo che deve fare il fotografo è quello di pensare a cosa comunicare, e deve “sentire” la foto, previsualizzarla ancora prima di fare “click”. Poco importa sapere quale algoritmo usa il processore della propria macchina fotografica, molto più importante è avere qualcosa da dire e saper come si fa…un pò come fa uno scrittore.  Oltre ad occuparmi di fotografia di cerimonia, pubblicitaria e di eventi ho da breve iniziato una collaborazione con il free magazine “Sugo Capitale” e con l’agenzia di comunicazione “Elamedia”.

 

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