corso esperienziale di fotografia sociale


TUTTI I PERCORSI FORMATIVI RIPRENDERANNO AD OTTOBRE 2015

Corso esperienziale di fotografia sociale

Ho fatto delle foto. Ho fotografato invece di parlare. Ho fotografato per non dimenticare. Per non smettere di guardare.  ( D.Pennac, il paradiso degli orchi)

Siamo tutti capaci  a leggere e a scrivere. Però a nessuno verrebbe in mente di credere che se scrivesse 100 pagine al giorno almeno una pagina verrebbe bene.Invece,  soprattutto con l’avvento della tecnologia digitale, si tende pensare che una bella foto è il risultato di un calcolo di probabilità. Ovvero, se scattiamo 100 foto, almeno 1 verrà bene. Potremmo stare a discutere per ore sul senso di scattare 100 foto, di  quanto tempo perdiamo, di quanto accorciamo la vita della nostra macchina fotografica ecc…ecc… Se anche voi siete convinti che una bella foto è il risultato di mix fatto di conoscenze tecniche e elaborazione mentale. Se anche voi pensate che prima la prima cosa da fare quando usciamo per fotografare non è prendere la macchinetta ma accendere il cervello. Bene…. Allora questo è il corso di fotografia che fa per voi.

Il fotografo Pietro Grappasonni e uno psicologo  vi avvieranno al mondo della fotografia in modo diverso. Tra lezioni di teoria, uscite fotografiche, discussioni sulla realtà che ci circonda imparerete a “scrivere con le immagini”.

il giorno XXXXXXXX  inizierà il corso di fotografia che avrà una durata di 4 mesi.

La cadenza degli incontri è settimanale e ogni incontro avrà una durata di 2 ore.

Si parlerà di come si costruisce un immagine. Dalla fase di elaborazione mentale alla stampa.

Di come le tecniche fotografiche ci possono aiutare a “scrivere fotograficamente”.

Luogo: XXXXXXXXXXXXXX

Docenti: Pietro Grappasonni (fotografo), XXXXXXX (psicologo)

Partecipanti: minimo 5 – massimo 10

Durata: 4 mesi

Frequenza: lezioni settimanali di 2 ore ciascuna (dalle xxx alle xxx) + 2 uscite

Costo: La quota di partecipazione è di 50,00€/mese. Si gradisce partecipazione attiva e continuativa  affinché il programma sia un percorso comune da assimilare e maturare insieme a tutto il gruppo.

E’ richiesto il possesso di una reflex digitale corredata da almeno un obiettivo zoom.

LINGUAGGIO FOTOGRAFICO. …. COME STRUMENTO DI COMUNICAZIONE SOCIO-CULTURALE.

L’uomo del 900 vede fotograficamente.

Questo è ciò che nel 1967 sosteneva il sociologo canadese Marshall McLuhan.

Nonostante la presenza massiccia della fotografia e del fotografare nella nostra esistenza, solo di recente, la fotografia intesa sia come oggetto che come strumento, è usata in terapie di analisi come mezzo di comunicazione interiore. La macchina fotografica non è altro, secondo la psicoanalisi, che un’estensione dell’apparato psichico e di uno dei suoi organi percettivi fondamentali: la vista.

Il mezzo, ovvero la macchina fotografica, consente quindi la connessione tra il fotografo e il mondo esterno attraverso un processo di introiezione, in modo da poter riportare in stampa, fissandolo, il rapporto con un oggetto, un’emozione, uno stato d’animo o un pensiero.

Per “esprimersi con gli scatti” il fotografo deve riuscire a portare fuori il suo mondo interiore collegandolo con la realtà che lo circonda. In un processo creativo/comunicativo di ri-creazione e ri-produzione deciderà cosa immortalare della sua realtà. Da questa prospettiva e prendendo in analisi la dinamica che il fotografo compie con l’azione, più o meno inconscia, del “dentro-fuori” la fotografia ci appare come un ampliamento, una metafora del nostro processo conoscitivo, in quanto riesce a cogliere, riproponendolo, il significato simbolico di un gesto, un oggetto, un evento,un pensiero.

Proprio per questo suo porsi nell’intersezione tra la soggettività di chi fotografa e l’oggettività del mondo a lui esterno, fin dalla sua nascita alla metà del XIX secolo, la fotografia ha mostrato una doppia natura: da un lato come mezzo di riproduzione, dall’altro di espressione. A differenza di altri mezzi di riproduzione visiva del reale, la fotografia, essendo come scrive Dubois “l’impronta fisica di un oggetto reale”, sebbene sia una rappresentazione della realtà, mantiene con tale realtà un rapporto di connessione fisica. Poiché non è costruita manualmente ma viene catturata direttamente dal mondo esterno, la fotografia ha il potere di attestare ontologicamente l’esistenza di ciò che raffigura e di designarlo. Queste sue caratteristiche la rendono uno strumento privilegiato di indagine e di osservazione della realtà, tanto che diverse scienze sociali se ne sono avvalse come strumento informativo, documentario e descrittivo, come testimoniano la nascita della sociologia visuale come dispositivo di indagine sociale negli anni ’70, e più recentemente quella della fototerapia che utilizza le fotografie in ambito terapeutico. Al tempo stesso la riproduzione della realtà ottenuta attraverso il mezzo fotografico non è mai oggettiva: chi scatta, proprio perché attraverso la foto simbolizza la realtà esterna, lo fa apportando il proprio punto di vista. E’ il fotografo, infatti, che decide quali aspetti privilegiare e come mostrarli; sfruttando le peculiarità della visione fotografica che offre una gamma di punti di vista ben più ampia di quella dell’occhio umano, il fotografo sceglie, più o meno consapevolmente, quali contenuti informativi ed emotivi trasmettere con la sua creazione. La fotografia, quindi, non restituisce la realtà oggettiva, ma spezzoni soggettivi della realtà, una soggettività variabile nel tempo e nelle circostanze e che passa attraverso il fotografo e il fruitore del prodotto.

Attraverso le immagini siamo in grado di suscitare emozioni e, soprattutto, riusciamo a comunicare un’emozione che altrimenti rischierebbe di rimanere inespressa. Anche un solo scatto può evocare determinati sentimenti, stati d’animo, punti di vista che altrimenti non avrebbero modo di manifestarsi. Dal punto di vista dello spettatore le immagini possono coinvolgere emotivamente senza che l’originale motivazione per cui la fotografia è stata scattata sia compresa; lo stato d’animo dell’autore ed il messaggio che voleva trasmettere può essere decifrato in modo diverso da chi guarda tale fotografia, e questo non è importante, anzi è di stimolo alla riflessione e evidenzia l’alterità che contraddistingue ogni essere umano in grado di osservare lo stesso mondo da infiniti punti di vista.

IL CORSO

In passato è stato compito dei grandi maestri della fotografia comunicare, descrivere emozioni, raccontare eventi e luoghi a noi lontani o sconosciuti. Questo perché gli strumenti, i materiali di consumo e le tecniche erano ad appannaggio di poche persone.Il passaggio dalla fotografia all’argento a quella digitale ha “democratizzato” il mezzo e di conseguenza moltiplicato la diffusione delle immagini consentendo a tutti di poter “fermare l’attimo”.

 “Ho fatto delle foto. Ho fotografato invece di parlare. Ho fotografato per non dimenticare. Per non smettere di guardare.” Daniel Pennac

Con la diffusione dei social network ognuno di noi comunica al mondo le proprie idee, i sentimenti, gli stati d’animo, la cultura, Sostituendo, sempre più spesso, la parola con l’immagine. Non a caso il termine fotografia viene dall’unione di due parole greche: phôs, luce e graphè, scrittura; fotografare significa appunto “scrivere con la luce”.

Quindi potremmo arrivare a dire che oggigiorno imparare a “scrivere con la luce” assume la stessa importanza di imparare una lingua straniera. Con una differenza: la fotografia è un linguaggio internazionale che non ha bisogno di essere tradotto.

 “Ho sempre pensato che la fotografia sia come una barzelletta, se la devi spiegare non è venuta bene” Ansel Adams.

 Per comunicare un’emozione, un’idea, un sogno o semplicemente scrivere una frase di senso compiuto bisogna saper tenere in mano una penna, conoscere la grammatica, la sintassi, acquisire delle “competenze tecniche” specifiche.

Lo stesso dicasi per saper fotografare. Per poter comunicare con gli altri attraverso la fotografia occorre, infatti, avere dimestichezza con il mezzo, conoscerne le potenzialità, imparare le tecniche di scrittura fotografica.

Il corso presentato si propone, quindi, di fornire le competenze tecniche di base, necessarie per un uso consapevole dello strumento fotografico.

Il tema è “l’uso dell’immagine come mezzo di comunicazione sociale”: una volta acquisita la capacità di leggere fotograficamente la realtà, infatti, diventa possibile utilizzare questa abilità per testimoniare la realtà stessa, rivelandone gli aspetti più significativi all’occhio del fotografo. Per sfruttare appieno le potenzialità della fotografia come strumento di comunicazione sulla realtà sociale che ci circonda, alle lezioni teorico-pratiche di tecnica fotografica si affiancano momenti di esplorazione inter-soggettiva della realtà sociale. Se è evidente che ciò che rende la fotografia un utile strumento di ricerca e di conoscenza del mondo sociale sono gli scopi e le intenzioni del soggetto che fotografa, diventa allora fondamentale esplorare queste intenzioni e questa soggettività. Attraverso l’interazione tra i membri del gruppo, l’attenzione ai processi immaginativi, l’applicazione di alcuni strumenti psicologici che stimolano la creatività e l’emersione dei contenuti emotivi, ci proponiamo di indagare approfonditamente alcuni temi sociali affinché i partecipanti acquisiscano una profonda, differenziata e sofisticata conoscenza dei soggetti della loro fotografia e possano esprimerla con i loro lavori. L’obiettivo è facilitare i processi di proiezione e di identificazione del fotografo con la realtà osservata, processi che permettono di pensare e vedere la fotografia prima di realizzare lo scatto e che consentono, così, al fotografo, come diceva Henri Cartier Bresson, di:

“porre sulla stessa linea di mira la mente, gli occhi e il cuore”

Al termine del corso le migliori immagini faranno parte di una mostra fotografica che si terrà presso l’Urban Center Millepiani.

Lezioni di sociologia e psicologia applicate al linguaggio fotografico (Sara di Michele)

  • La sociologia visuale

  • Le regole della percezione

  • La fotografia come processo creativo e ri-creativo

Nozioni di fotografia di base (Pietro Grappasonni)

 DA DOVE VENIAMO?Presentazione del corsoFormati di pellicolaLe fotocamere a pellicolaTipi di fotocamerePerché la reflex? (mirino, parallasse, sistema obiettivi ed accessori)Com’è fatta una reflexLENTI E TEMPILunghezza focale, apertura, profondità di campo, iperfocaleLa messa a fuoco automatica e manualeL’esposizioneLe regole per una fotografia nitida (sensibilità Iso, messa a fuoco, no vibrazioni)I tempi di sicurezzA

DOVE SIAMO ORA? La rivoluzione digitaleIl sensoreI formati di sensore Risoluzione: non solo megapixel-Tipi di fotocamere-Cosa troviamo sul mercato: consigli pratici per evitare gli incauti acquisti-Supporti di registrazione-Gli obiettivi per le reflex digitali: copertura, concetto di focale equivalenteStabilizzatori d’immagine: ottici e integrati (differenze, pregi e difetti)

LE IMPOSTAZIONI DI BASE…Ghiere e pulsanti: i comandi della reflex digitale-Qualità d’immagine, sensibilità Iso, bilanciamento del bianco: cosa sono e come influiscono sull’immagineAutomatismi d’esposizioneAutofocus per chi inizia-Uno sguardo ai menu

…E QUELLE AVANZATE Gestione della gamma dinamica-Correzioni varie in macchina-Vignettatura? No grazie-L’inquadratura e la regola dei terzi-Il paesaggio e il ritratto: istruzioni per l’uso-Il flash incorporato e quello esterno: miti da sfatare-Illuminazione di base in studio-L’effetto quinta-Lo stacco d’esposizione-Il mosso creativo-COS’ E’ L’ HDR POSTPRODUZIONEIl formato RawLa camera chiara e lo sviluppo del Raw-Elementi base di Photoshop-Gli strumenti-Lavorare con i livelli-

Pietro Grappasonni 334.2671668 – grappasonni.p@gmail.com – www.pietrograppasonni.com

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